La tigre dello stagno: il Dytiscus marginalis

Nella savana i grandi predatori (top predator) sono leoni, ghepardi, e altri grossi felini, nelle foreste temperate sono i lupi, nelle foreste tropicali tigri, giaguari, grandi rapaci. Ma nei piccoli stagni, popolati da anfibi, larve di libellule, anellidi, crostacei e altri invertebrati chi è che da la caccia a tutti ma non viene cacciato? I pesci non abitano questi ambienti, spesso difficili da raggiungere o troppo piccoli, o ancora soggetti al disseccamento nelle stagioni più calde. Gli uccelli non li frequentano, se non alcuni casi sporadici. Può capitare che arrivi qualche toporagno d'acqua, o qualche natrice dal collare, ma non accade di frequente. Il vero predatore degli artropodi dello stagno è un altro artropode, un coleottero, il Dytiscus marginalis.

Dytiscus marginalis adulto

Questo insetto passa tutta la vita in acqua, sia allo stadio larvale che allo stadio adulto, ed è un voracissimo predatore. Soprattutto allo stadio larvale divora qualsiasi cosa gli capiti a tiro, con una predilezione per i girini e le larve di altri insetti.

Sia la larva che l'adulto non respirano attraverso le branchie, ma utilizzano il sistema tracheale, tipico degli insetti: un insieme di piccoli canali che raccolgono l'aria e raggiungono ogni singola cellula dell'insetto restringendosi procedendo verso le parti più interne del corpo. Quindi, per respirare, devono accedere all'aria, e per fare questo periodicamente emergono. La larva raccoglie l'aria con uno spiracolo posto al termine dell'addome, e l'adulto la raccoglie in una bolla d'aria tra elitre e apice dell'addome.

La bolla che il Dtiscus usa per respirare

Questo però non è l'unico adattamento che rende questo coleottero perfettamente idoneo alla vita acquatica: possiede un corpo altamente idrodinamico e per la propulsione in acqua ha modificato gli arti in modo da renderli simili a delle pinne, sono infatti provviste di numerose setole che aumentando la superficie dell'arto favoriscono la propulsione. Possiedono poi nelle zampe anteriori delle vere e proprie ventose, che aumentano la presa.

Una ulteriore prova del fatto che sono incredibilmente adattati alla vita acquatica è che sul terreno si muovono in modo molto goffo e disordinato. Sono però capaci di volare, e questo è molto importante per colonizzare nuovi stagni o per fuggire da uno stagno in disseccamento.

Questo insetto è tipico dei piccoli stagni, preferibilmente con assenza di pesci, con acqua pulita e presenza di piante acquatiche. Purtroppo, mentre fino a 50 anni fa era comunissimo anche in pianura, ora è diventato sempre più rarefatto e si incontra quasi solo in montagna, negli stagni adibiti ad abbeveratoi o nei laghi in quota.

Una curiosità: le femmine del Dytiscus marginalis, come si vede dalle foto sotto, presentano due morfologie differenti. Alcune dette andromorfe (letteralmente con morfologia da maschio) sono effettivamente quasi identiche ai maschi, altre dette automorfe (letteralmente con forma propria) hanno delle striature elitrali che il maschio non ha, e le bande gialle più estese.

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