Un entomologo e una cavalletta estinta: l’importanza delle collezioni nella conservazione biologica

Oggi parliamo di qualcosa di meno “fotografico”, raccontando una storia di un entomologo e di una specie estinta di cavalletta. Nel 1977 un entomologo statunitense, David Rentz, pubblica in una rivista specializzata la descrizione di una specie di cavalletta nuova per la scienza, la Neduba extincta. Già dal nome possiamo capire che c’è qualcosa che non va, perché chiamarla extincta?

Tutto inizia quando Rentz trova un esemplare del genere Neduba in una collezione museale, e notando la sua peculiare morfologia prova subito a rintracciare nel sito dove l’esemplare era stato raccolto nel 1937 (Antioch Dunes) degli esemplari supplementari per riuscire meglio a stabilire se si tratti di una specie nuova. La sua ricerca non ha successo e non riuscendo nemmeno a rintracciare altri esemplari in altre collezioni, decide quindi di chiamarla “extincta” visto che molto probabilmente si tratta di una specie già scomparsa.

Una parte della prima pagina dell'articolo originale di descrizione della Neduba extincta

Il sito delle Antioch Dunes ha (o meglio, aveva) alcune particolarità geografiche e climatiche che lo isolavano dal deserto del Mojave poco lontano, rendendo quindi isolate le specie che vi vivevano, tra cui molti endemismi. Ad oggi questo sito è quasi totalmente distrutto e la Neduba extincta non è mai più stata ritrovata.

Questo episodio rimanda a un tema molto importante che è l’importanza delle collezioni per la conservazione. Queste infatti non sono solo strumenti fondamentali per gli specialisti che studiano la tassonomia e la filogenesi, ma possono essere utilissime per molti altri scopi scientifici e didattici legati alla conservazione. Per esempio, molte specie una volta abbondanti ora sono presenti in popolazioni relitte e isolate, con pochi individui. Studiando il materiale delle collezioni con le tecniche del “DNA antico” (vedi articolo nel link più avanti) si può risalire a quale fosse la diversità genetica prima dell’isolamento e della riduzione della popolazione, che porta inevitabilmente a un impoverimento genetico. Un altro esempio sono gli studi ecologici, i cartellini di località delle collezioni possono essere uno strumento prezioso per studiare gli areali delle specie (le zone di presenza) e comprendere quindi come questi sono cambiati nel tempo. Uno studio delle collezioni per esempio permette di vedere se una specie ha visto una riduzione del suo areale negli ultimi anni. Ancora, le collezioni ci informano su quali specie sono presenti in alcuni siti specifici. Per esempio, nel caso in cui sia necessario costruire una diga o un impianto in una zona naturale, nel caso venga dimostrata la presenza di specie protette nel sito, la costruzione viene bloccata o modificata in modo da non impattare le specie protette presenti.

Infine, le collezioni possono essere usate per la didattica, per illustrare la diversità di un gruppo animale o vegetale.

http://entnemdept.ufl.edu/walker/buzz/147pm.jpg

L'unico esemplare conosciuto della Neduba extincta, nonchè l'olotipo della speice (ovvero l'esemplare che porta officialmentre il nome della specie)

Di seguito il link alla descrizione originale:

https://www.biodiversitylibrary.org/page/16344764#page/265/mode/1up

Un articolo sull’uso del DNA antico nelle collezione museali:

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/j.1365-294X.2008.03891.x

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